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Parlare con chi ami: come condividere la diagnosi di tumore al seno

Dare voce alla diagnosi.

La comunicazione della diagnosi di tumore al seno rappresenta una delle sfide più complesse successive alla diagnosi stessa.1
Non si tratta semplicemente di trasmettere un’informazione, ma di dare parola a un’esperienza che investe profondamente la dimensione emotiva e relazionale della paziente.2,3
Parlare della malattia con gli altri può favorire l’elaborazione di quanto accaduto, ridurre il senso di isolamento e attivare forme di sostegno, sia emotivo che pratico.4
Allo stesso tempo, questo passaggio espone a una condizione di vulnerabilità non sempre facile da sostenere, spesso accompagnata da sentimenti ambivalenti tra il desiderio di condivisione e il bisogno di protezione.4

Le parole giuste, nel momento giusto.

Non esiste un momento universalmente “giusto” per comunicare la diagnosi.
La scelta del timing è profondamente soggettiva e si intreccia con le modalità individuali e personali di affrontare l’esperienza di malattia e con la qualità delle relazioni significative della propria vita.4
Alcune pazienti sentono il bisogno di condividere precocemente la notizia, mentre altre necessitano di un tempo di elaborazione più o meno lungo, prima di esporsi alla relazione con l’altro.1
È importante che la comunicazione avvenga quando ci si sente sufficientemente pronte e quando si dispone dello spazio interno necessario ad accogliere le reazioni e le domande che possono emergere in chi ascolta. In questo senso, rispettare i propri tempi rappresenta un elemento centrale del processo e favorisce una comunicazione più autentica.1
Prepararsi alla comunicazione può contribuire a contenere l’impatto emotivo. Prendersi un momento per riflettere su quanto si desidera condividere, può aiutare a sentirsi più preparate e meno esposte, permettendo di adattare le parole all’interlocutore e alla situazione.5
Anche soffermarsi su come comunicare la notizia può contribuire a contenere l’ansia e a mantenere un senso di maggiore stabilità e controllo. Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la possibilità di chiarire prima a sé stesse i propri bisogni: poter esprimere se si desidera ascolto, vicinanza o aiuto concreto facilita una risposta più adeguata da parte di chi ascolta.4

Parlarne con le persone che ami.

Affrontare una diagnosi di tumore può mettere a dura prova le relazioni interpersonali, in particolare quelle tra i membri della famiglia.5
Non è raro che emerga il timore di generare preoccupazione e dolore nelle persone vicine o di dover sostenere, così, anche il loro vissuto emotivo.1
In alcuni casi, questo può portare a trattenere parti della propria esperienza o a scegliere modalità di condivisione che risultino più sostenibili.1
È quindi importante riconoscere e legittimare l’espressione dei propri stati interni senza sentirsi obbligate a proteggere costantemente l’altro, mantenendo uno spazio di autenticità nella comunicazione.1

Parlarne con i figli.

Un’attenzione particolare merita il dialogo con i figli, un passaggio che spesso rappresenta uno dei momenti emotivamente più intensi e delicati per una madre che sta affrontando un tumore al seno.6
Il desiderio di protezione può orientare verso il silenzio o l’omissione; tuttavia, i bambini e gli adolescenti sono particolarmente sensibili ai cambiamenti del clima emotivo familiare e, in assenza di spiegazioni, possono sviluppare vissuti di ansia o costruire interpretazioni personali della situazione.4
La comunicazione richiede quindi una modulazione attenta in base alla fase evolutiva che i figli stanno attraversando.6
Nell’infanzia, è utile privilegiare un linguaggio semplice e rassicurante, esplicitando che la malattia non è legata a loro e che gli aspetti fondamentali della quotidianità verranno mantenuti.6,7
Nell’adolescenza, è invece importante offrire un maggiore livello di chiarezza e condivisione, riconoscendo la loro capacità di comprendere, ma evitando una responsabilizzazione eccessiva.8
In entrambi i casi, comunicare la diagnosi significa rendere più comprensibile e condivisibile un’esperienza che altrimenti rischierebbe di rimanere confusa e fonte di preoccupazione.
È importante, in questo aspetto, che entrambi i genitori siano coinvolti.4

Parlarne sul posto di lavoro.

La comunicazione della diagnosi in ambito lavorativo introduce ulteriori elementi di complessità, che non riguardano soltanto la gestione della privacy, ma toccano aspetti profondi dell’identità personale.9
Per molte pazienti, il lavoro rappresenta uno spazio di riconoscimento, autonomia e appartenenza, un luogo in cui sentirsi competenti e attive al di là della malattia.9
In questo senso, la decisione di comunicare la diagnosi può assumere un significato particolarmente delicato e profondo.
Informare colleghi e superiori implica spesso un equilibrio tra il bisogno di essere sostenute e il timore di essere percepite diversamente, come fragili o meno affidabili.9
In alcuni casi, la condivisione può facilitare l’accesso a forme di flessibilità e comprensione; in altri, può essere accompagnata da preoccupazioni legate a possibili cambiamenti nel ruolo, nel carico di responsabilità o nel modo in cui si viene guardate all’interno del contesto professionale.9
Anche in questo ambito, è importante riconoscere la possibilità di modulare il livello di comunicazione in base alle proprie esigenze, scegliendo cosa condividere, con chi e in quale momento.10
Mantenere dei confini può rappresentare una forma di tutela, così come poter continuare a riconoscersi nel proprio ruolo lavorativo può sostenere un senso di continuità e di identità, anche all’interno dell’esperienza di malattia.10

La comunicazione come parte del percorso di cura.

La comunicazione della diagnosi si configura, dunque, come un processo personale e in evoluzione, che si costruisce nel tempo e si intreccia con le diverse fasi dell’esperienza di malattia e le diverse persone coinvolte (famigliari e sanitari).
Più che un atto, rappresenta un vero e proprio “viaggio” all’interno del mondo femminile, in cui la diagnosi oncologica di tumore alla mammella si inserisce come evento che ridefinisce equilibri, relazioni e significati.5
È un percorso che può essere attraversato da sofferenza, da momenti di smarrimento e da bisogni che non sempre trovano parole o spazio per essere ascoltati, né da sé stesse né dagli altri: la possibilità di comunicare, con i propri tempi, con i propri limiti, con le proprie modalità, può diventare un modo per avvicinarsi progressivamente a ciò che si sta vivendo, rendendolo più pensabile e condivisibile.3

In ascolto di sé.

Favorire una comunicazione rispettosa dei propri bisogni significa, quindi, sostenere non solo la comprensione da parte degli altri, ma anche la possibilità per la paziente di riconoscersi all’interno della propria esperienza, mantenendo un senso di continuità e di presenza a sé, anche nel cuore della malattia.4

Come prendersi cura di sè durante le cure oncologiche

Le terapie integrate a supporto delle donne nel percorso di cura.

Tra le terapie integrate a supporto della qualità di vita nelle donne con tumore al seno, la mindfulness, lo yoga e la musicoterapia sono quelle che hanno mostrato un livello di evidenza maggiore, tanto da essere inserite nelle linee guida della American Society of Clinical Oncology (ASCO)1,2.

Il loro beneficio nel ridurre gli effetti collaterali dei trattamenti, quali fatigue, nausea, vomito, vampate di calore, oltre a disturbi d’ansia e del sonno, depressione e del sonno, li rende alleati ideali nella vita, durante e dopo la malattia1.

In particolare, disturbi di ansia, depressione e fatigue permangono in una percentuale cospicua di donne anche ad dopo anni dalla conclusione delle terapie, rendendo difficile il ritorno a una serena quotidianità e impattando negativamente sulla qualità di vita3,4.

La fatigue, che può essere definita come una sensazione di stanchezza persistente che non scompare con il riposo, né con un’idonea terapia di supporto, rappresenta il sintomo più frequente in corso di trattamento oncologico, accompagnando le donne anche ad anni di distanza dalla conclusione delle terapie1.

Le vampate di calore, indotte dalla menopausa precoce e dai trattamenti ormonali, possono inoltre impattare sulla qualità del sonno di vita1.

Studi clinici condotti in pazienti affette da tumore al seno dimostrano come un approccio olistico, che si prenda cura della mente oltre che del corpo delle donne, possa ridurre tutti questi sintomi, migliorando la qualità di vita1.

In particolare, la mindfulness, che può essere tradotta con il termine “meditazione”, pratica millenaria che insegna ad abitare il presente prestando attenzione intenzionale e non giudicante al momento che stiamo vivendo, ha mostrato grandi benefici, se praticata regolarmente dopo la diagnosi di tumore al seno1.

Studi recenti mostrano come donne che hanno preso parte a programmi di meditazione presentino una riduzione significativa dei disturbi di ansia e del sonno, della depressione, del sonno, oltre a una riduzione delle vampate di calore e della fatigue5.

Inoltre, l’approccio non giudicante, che si apprende praticando la meditazione, permette di accettare i momenti di difficoltà con amore e compassione verso noi stessi, sospendendo il giudizio sulla nostra percepita inadeguatezza a svolgere le comuni mansioni quotidiane5.

Altrettanti benefici sono stati dimostrati dallo yoga, disciplina in cui alla meditazione e alla respirazione consapevole, si associano posizioni del corpo chiamate “asanas”1.

I benefici dello yoga si estendono non solo alla fatigue, ma anche alla nausea ed al vomito indotti da chemioterapia1,2,6.

Inoltre, una particolare tipologia di yoga, detta yoga “nidra”, ha mostrato grandi benefici nelle donne con disturbi del sonno7.

Queste due discipline, lo yoga e la meditazione, posseggono due qualità che le rendono facilmente fruibili, essendo infatti praticabili da chiunque possegga un corpo ed e una mente e prive di rischi per coloro che le praticano1.

Come cambia l’immagine di sè nel percorso di cura del tumore al seno.

Oltre agli effetti collaterali dei trattamenti oncologici, un’altra causa di profonda sofferenza per le donne con tumore al seno è rappresentata dall’alterazione dell’immagine corporea e del suo impatto sul benessere emotivo e psicologico1.

A tal proposito, l’estetica oncologica, fornendo cure specifiche volte al benessere ed al miglioramento dell’aspetto durante e dopo i trattamenti oncologici, può esercitare un impatto significativo sulla qualità di vita8.

L’estetica oncologica si occupa di fornire un supporto professionale e competente riguardo alla gestione delle alterazioni di cute, annessi cutanei e unghie, offrendo cure cosmetiche compatibili con i trattamenti oncologici in grado di migliorare l’immagine corporea, contribuendo al recupero dell’autostima e del benessere psico-fisico. Ciò grazie a figure professionali formatesi seguendo corsi di studio specifici che operano in un ambito di sicurezza ed evidenze scientifiche8.

In donne che stanno compiendo il faticoso e difficile percorso della malattia oncologica, strategie rivolte al contempo contemporaneamente verso mente e corpo possono avere un impatto maggiore sul benessere e sulla qualità di vita8.

La meditazione e l’estetica a supporto delle pazienti con tumore al seno.

Combinati insieme, la meditazione può aiutarti a relazionarti in modo diverso con pensieri e emozioni negative, lo yoga può indurti a percepire il tuo corpo come un luogo sicuro e confortevole9 e l’estetica oncologica può riconciliarti con la tua immagine, donandoti una nuova sicurezza nell’intimità e nella vita sociale10.

Pertanto, l’estetica oncologica può esercitare un ruolo complementare rispetto a yoga e meditazione, prendendosi cura dell’aspetto esteriore, laddove le tecniche corpo-mente sono rivolte all’interiorità e alla spiritualità, nell’ottica di un approccio olistico rivolto alla donna nella sua globalità10.

Consigli per affrontare al meglio il percorso di cura.

1. imparare a meditare: chiunque abbia un corpo e una mente può farlo9
2. praticare regolarmente yoga nidra: la qualità del tuo sonno migliorerà sensibilmente, permettendo di affrontare al meglio la giornata7
3. concedersi una seduta di riflessologia plantare che riduca la ritenzione idrica indotta dalla chemioterapia: le tue gambe saranno più leggere11
4. regalarsi una manicure esperta che coniughi bellezza e salute di mani ed unghie12
5. e soprattutto… ascoltare la propria playlist preferita prima, durante e dopo la seduta di chemioterapia13.

La sessualità nel percorso di cura del tumore al seno

Tumore al seno, la qualità di vita passa anche dalla salute sessuale.

Ricevere una diagnosi di tumore al seno comporta cambiamenti che coinvolgono non solo la salute fisica, ma anche la sfera emotiva, relazionale e sessuale.1

Sebbene oggi le possibilità di cura e sopravvivenza siano notevolmente aumentate, il benessere sessuale rimane un tema spesso poco affrontato durante il percorso oncologico, nonostante rappresenti una componente fondamentale della qualità di vita della/del singola/o paziente.2

Numerosi studi dimostrano infatti che le difficoltà sessuali sono tra le conseguenze più frequenti e persistenti della malattia e dei suoi trattamenti.3

La salute sessuale non riguarda esclusivamente l’attività sessuale, ma comprende il benessere fisico, psicologico, emotivo e relazionale della persona.2

Per questo motivo, affrontare la sessualità significa occuparsi della persona nella sua globalità, riconoscendo bisogni che spesso rimangono in secondo piano rispetto agli aspetti strettamente clinici della malattia.2

Come il tumore al seno può influire sulla sessualità femminile.

Le donne con tumore al seno possono sperimentare cambiamenti significativi nella vita sessuale a causa degli effetti della malattia e delle terapie.4

Gli interventi chirurgici, soprattutto la mastectomia, possono modificare profondamente l’immagine corporea.4

Il seno rappresenta infatti un simbolo importante di femminilità e attrattività, e la sua perdita o trasformazione può generare sentimenti di insicurezza, disagio e riduzione dell’autostima.4

Anche i trattamenti farmacologici possono avere un impatto rilevante. La chemioterapia e le terapie endocrine, che hanno un valore importante per ridurre il rischio di una ripresa di malattia in una fase precoce, possono indurre una menopausa precoce o accentuare i sintomi menopausali, causando secchezza vaginale, riduzione della lubrificazione, dolore durante i rapporti, diminuzione del desiderio sessuale e difficoltà nel raggiungimento dell’orgasmo.5

Fatica, insonnia e dolore possono contribuire ulteriormente a ridurre l’interesse verso l’attività sessuale.5

A questi aspetti fisici si aggiungono le conseguenze psicologiche: ansia, paura della recidiva, depressione e preoccupazioni riguardo al futuro possono influenzare il desiderio e la capacità di vivere serenamente l’intimità.3

Diversi studi hanno evidenziato come una percezione negativa del proprio corpo, una bassa autostima e sintomi depressivi siano associati a una peggiore qualità della vita, globale e sessuale.4

In questo scenario, il supporto del partner gioca un ruolo fondamentale: sentirsi comprese, sostenute e desiderate contribuisce a proteggere il benessere sessuale e relazionale durante il percorso di cura.4

Non solo donne: la sessualità negli uomini con tumore al seno.

Sebbene il carcinoma mammario sia generalmente considerato una patologia femminile, anche gli uomini possono esserne colpiti.

Il tumore al seno maschile rappresenta circa l’1% di tutti i casi di carcinoma mammario, ma il suo impatto sulla qualità di vita è spesso sottovalutato.6

Le ricerche ad oggi disponibili mostrano che molti uomini affrontano cambiamenti nella sessualità durante e dopo le cure.7

Lo studio MASARA ha evidenziato riduzione dell’attività sessuale, alterazioni dell’immagine corporea, disagio emotivo e, in una parte significativa dei pazienti, problemi di funzione erettile.7

Inoltre, molti uomini riferiscono imbarazzo nel parlare della propria diagnosi, anche perché il tumore al seno continua a essere percepito come una “malattia esclusivamente femminile”.7

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda tuttavia la scarsità di studi dedicati a questa popolazione.

Le conoscenze attuali sulla sessualità nel tumore al seno derivano principalmente da ricerche condotte sulle donne, mentre i bisogni specifici degli uomini rimangono spesso inesplorati.6

Di conseguenza, la loro salute sessuale riceve ancora poca attenzione sia nella ricerca sia nella pratica clinica.7

Parlare di sessualità: il ruolo dei professionisti sanitari.

Nonostante la frequenza delle difficoltà sessuali, molte persone con tumore al seno riferiscono di non aver mai parlato di questi problemi con i professionisti sanitari. Imbarazzo, mancanza di tempo o la convinzione che la sessualità sia un tema secondario possono ostacolare il dialogo.8

Al contrario, affrontare apertamente questi aspetti dovrebbe essere parte integrante della presa in carico.9

Le linee guida internazionali raccomandano di valutare regolarmente il benessere sessuale dei pazienti con tumore al seno e di promuovere una comunicazione efficace tra paziente, team curante e partner.10

Informazioni corrette, ascolto e sostegno possono aiutare ad affrontare le difficoltà, ridurre il senso di isolamento e favorire l’adattamento ai cambiamenti imposti dalle cure e dalla malattia.10

Accanto alla consulenza medica, possono essere utili interventi psicologici, sessuologici e di coppia.

Una recente revisione scientifica ha mostrato che i programmi che associano informazione, tecniche di consapevolezza emotiva (mindfulness) e miglioramento della comunicazione nella coppia possono contribuire in modo significativo al recupero del benessere sessuale nelle donne con tumore.3

Sessualità e tumore al seno: un dialogo che fa parte della cura.

Le difficoltà sessuali dopo una diagnosi di tumore al seno sono frequenti e del tutto comprensibili. Non rappresentano un problema “secondario” né qualcosa di cui vergognarsi.

Chiedere aiuto e parlare apertamente delle proprie difficoltà con i professionisti sanitari e con il partner può rappresentare un primo passo importante verso il recupero del benessere e della qualità di vita.10

La sessualità, infatti, continua a essere una parte significativa della persona anche durante e dopo il percorso di cura.5

È negli ultimissimi anni che la ricerca clinica si è soffermata su questa tematica, andando a sensibilizzare la comunicazione da parte degli operatori sanitari verso le e i pazienti e studiando nuovi approcci terapeutici per prevenire le problematiche sulla sessualità attinenti alle cure.